domenica, 03 luglio 2005
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Amo le ginestre. Amo soprattutto quelle selvatiche che crescono nei dirupi ai margini delle strade, che sono difficili da raggiungere e che hanno un profumo molto sensuale e intenso. Questa immagine è una foto che ho fatto ad un arbusto di ginestre e che ho elaborato digitalmente seguendo l'onda delle mie emozioni.
Scrivo questo post perché per un po' di tempo non riuscirò nemmeno ad avvicinarmi ai blog in genere ed al mio in particolare.
Sono stressata dal caldo torrido, da forti mal di testa e vari disturbi dei quali vi risparmio l'elenco, e dal lavoro che fino all'ultima settimana di luglio (quando ci sarà la seduta di laurea) non mi darà tregua...ed anche in questo caso vi faccio grazia dei particolari.
Non è nel mio stile passare per i blog solo per farmi vedere e per lasciare brevi frasi di convenevoli...preferisco dirvi adesso che se riuscirò a passare a trovarvi sarà solo quando avrò un po' di tempo per leggere i vostri post come meritano e per commentarli adeguatamente.
Molti di voi mi mancano e mi mancheranno ancora di più in questo periodo.
Sarà più bello ritrovarsi.
A presto.
sabato, 20 novembre 2004

Mi rendo conto che a prendere tutto maledettamente sul serio, come faccio io, anche le attività ludiche, si finisce con lo star male...Dovrei imparare a non prendermela per cose che non hanno una rilevanza oggettiva...dovrei, ma non ci riesco. Sto male soprattutto per le piccole cose...quelle che altri non notano nemmeno. Per di più, ho il brutto vizio di essere coerente e quindi di comportarmi allo stesso modo anche in questa realtà virtuale...io penso sempre alle persone che stanno dietro ai nick ed è "a loro" che mi rivolgo, è con "loro" che instauro delle relazioni in cui credo. "Loro" sono le immagini che mi sono costruita di queste persone...e quando le immagini sembrano non corrispondere alla realtà, ecco che ci resto male, anzi malissimo.
Un'altra volta mi ero soffermata su questo "mio problema", che poi è quello di non riuscire a tenere separate le due sfere del reale e del virtuale, visto che delle persone mi interessa "la testa". Devo anche realizzare che non è scritto da nessuna parte che se mi sento in sintonia con qualcuno...questo qualcuno debba sentirsi in sintonia con me. Che poi il problema è sempre quello del "significato" da attribuire a parole, espressioni e silenzi. Se il significato non è condiviso, tutto e niente si equivalgono. Io mi sono capita...
domenica, 13 giugno 2004

Avevo detto che avrei chiarito il mio pensiero relativamente al post precedente. Ma purtroppo ho la sindrome di Paganini...e così ripeto solo quello che voglio ripetere e quando ne ho voglia. Continuare su quel tema poteva essere considerato come un voler polemizzare con qualcuno ed a me non va di entrare in polemica...almeno per il momento. Però mi sono resa conto che molti avevano equivocato il senso del mio discorso, ritenendo che io non riuscissi ad apprezzare le "parole in libertà". Cosa assurda in quanto sono una sostenitrice della libertà di espressione e lo dimostra un mio post di settembre in cui scrivevo....
Immagini, parole, composizioni di simboli che - più o meno elegantemente - come in una poesia o in un quadro, si mostrano in una forma che richiama un pensiero e poi, per analogia, altri ancora. Immediatamente si snodano infinite catene i cui anelli sono le sensazioni e le emozioni. E diventa difficile tornare indietro. E più si procede, più il contatto con noi stessi diventa più intenso, più profondo. Ma allora è meglio fermarsi all’apparenza, all’aspetto superficiale delle cose e/o alla lettura delle parole isolate dal contesto?
La mia risposta è no. E con questo rispondo anche a chi giustamente obiettava che non è solo importante quello che si scrive e come lo si scrive, ma anche chi lo legge e come lo legge...Se dovessi spiegarlo ai miei studenti aggiungerei che se l'emittente del messaggio -scritto o parlato che sia- ed il ricevente hanno lo stesso codice e condividono uno stesso contesto, è molto probabile che ci sia una perfetta condivisione del significato.
Accidenti...rieccomi a scrivere in "psicologhese". Meglio smetterla con i discorsi troppo specialistici, altrimenti arriveremo anche alle mappe cognitive, all'analisi del testo, ecc. Forse ha ragione Preci quando dice di ritenere che "uno nel suo blog ci possa scrivere un pò quello che vuole. Se poi gli serve per gridare al mondo il suo malessere...ben venga." Ed allora libero sfogo a qualunque cosa...il blog è territorio libero ed ognuno può farne ciò che crede: Le idee, prima di conoscere le cose, sono puri segni, e si usano segni e segni dei segni solo quando ci fanno difetto le cose (Umberto Eco, In nome della rosa).
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