domenica, 28 settembre 2003
Immagini, parole, composizioni di simboli che - più o meno elegantemente - come in una poesia o in un quadro, si mostrano in una forma che richiama un pensiero e poi, per analogia, altri ancora. Immediatamente si snodano infinite catene i cui anelli sono le sensazioni e le emozioni. E diventa difficile tornare indietro. E più si procede, più il contatto con noi stessi diventa più intenso, più profondo.
Ma allora è meglio fermarsi all’apparenza, all’aspetto superficiale delle cose e/o alla lettura delle parole isolate dal contesto? Sicuramente questo approccio “semplicistico” crea meno problemi, è come quando si va avanti a forza di stereotipi, tutto semplificato, tutto già etichettato.
E ancora inseguo parole
Un proverbio africano recita: “Quando il dito indica la luna, l’imbecille guarda il dito”… a chiunque può capitare una volta di comportarsi come l’imbecille, ma per qualcuno, farlo, è diventato uno stile di vita.
Incise su frammenti di luce
Ma inciampo in simboli vuoti
venerdì, 19 settembre 2003
Ancora parole, non posso più farne a meno: mi ci avvolgo, cerco significati nuovi, vorrei riuscire a dire moltissime cose.
Sopratutto vorrei che quello che scrivo avesse un significato inequivocabile per tutti, che tutti riuscissero a recepire le mie sensazioni, le mie emozioni, allo stesso modo in cui le vivo io, senza bisogno di ulteriori chiarimenti o di successive interpretazioni o, peggio ancora, reinterpretazioni che finiscono con l'essere pretenziose, pretestuose, inconcludenti e superflue.
Eppure so bene che "Dopo il silenzio ciò che si avvicina di più nell'esprimere ciò che non si può esprimere è la musica"(Huxley), avevo già scritto qualcosa del genere prima di leggere l'aforisma di Huxley.
Il problema è che il silenzio mi fa paura, è troppo pieno di significati contrastanti, ecco perché mi rifugio nelle parole, o nella musica. Così nascono le mie canzoni, che sono fatte -naturalmente- di parole e musica, e che mi consentono di cantare "quello che sento".
lunedì, 15 settembre 2003
A volte le parole diventano "opache" e non riescono a "dire".
Si aggrovigliano in nodi scorsoi che ne strangolano il significato.
Si addensano minacciando tempesta.
Poi piovono grandine sulle eteree maglie dei tentativi di comunicazione...
Anche le immagini vengono stravolte dalla nostra mente,
e quel sole che aveva incendiato un tramonto indimenticabile,
diventa un rogo che ci divora l'anima.
Forse in quei momenti la musica può attenuare il dolore.
Forse.






